Domenico Rea

Domenico Rea è una delle voci più interessanti della letteratura italiana del dopoguerra. Nato a Nocera Inferiore nel 1921 in provincia di Salerno è stato un intellettuale versatile, scrittore fecondo, polemista e giornalista di “Repubblica” e de “Il Mattino”. Come scrittore esordì nel 1947 con il libro di racconti “Spaccanapoli” pubblicato da Mondatori, quindi proseguì la sua avventura narrativa con la commedia “Le formicole rosse” (1948) e la raccolta di dodici racconti “Gesù fate luce” (1950) con la quale vinse il Premio Viareggio. Tra le sue opere più importanti Quel che vide Cummeo (1955) Una vampata di rossore (1959) Il fondaco nudo (1985) e l’ultimo suo lavoro Ninfa plebea (1993) – vincitore del Premio Strega, da cui Lina Wertmuller trasse la sceneggiatura dell’omonimo film con Raul Bova, Stefania Sandrelli, Isa Danieli e Lucia Cara.
Oltre che scrittore di successo è stato apprezzato dalla critica, e celebre è la frase attribuita a Benedetto Croce “La letteratura napoletana sarebbe ria se non fosse Rea”. Muore nella sua casa di Posillipo il 26 gennaio del 1994.

Leggi l'articolo di Bruno Aletta "Domenico Rea. La crudezza del vicolo"    Espresso napoletano, novembre 2006