Francesco Mastriani

Francesco Mastriani (Napoli, 1819-1891) è considerato dalla critica uno dei massimi narratori italiani della seconda metà dell’ottocento. Deve la sua notorietà agli innumerevoli scritti “a puntate” sul quotidiano “ROMA”, poi pubblicati sotto forma di romanzo, i cosiddetti “romanzi d’appendice”, diretta filiazione dei feuilleton francesi. L’immensa bibliografia di Mastriani (scrisse 107 romanzi) e suoi racconti esprimono uno spaccato spietato della Napoli di metà Ottocento, città sospesa tra i fasti del passato e la miseria del presente. I suoi romanzi raccontano intrighi, violenze e misteri da svelare, ingredienti di quel genere letterario che sarà poi codificato come romanzo giallo. Uomo di grande cultura e profondo conoscitore delle lingue straniere entrò in contatto con la cultura d’oltralpe (Eugène Sue, Alexandre Dumas, Victor Hugo), esportandone canoni e intenzioni letterarie. Tra le sue opere principali: “Il mio cadavere”, “La Medea di Portamedina” (da cui sono state tratti film e lavori teatrali di successo), “La cieca di Sorrento”, “La sepolta viva” e la cosiddetta trilogia socialista “I Vermi”, “Le Ombre” e “I misteri di Napoli”.

Leggi l'articolo di Bruno Aletta "Francesco Mastriani: Misìteri e feuilleton".  Espresso napoletano, ottobre 2006