La mondana penna di donna Matilde

C'erano una volta le interviste impossibili, collocazioni improbabili di personalità della cultura, dall'arte e della scienza che dibattevano su temi della contemporaneità con le categorie del tempo in cui vissero, buffe ed esilaranti contaminazioni di concezioni del mondo e intriganti sovrapposizioni di eventi e tempi. Ma oggi donna Matilde Serao che cosa direbbe? O meglio,cosa farebbe?Il fisico poco televisivo le impedirebbe di condurre un talk show di prima serata, ma non certo un salotto mondano, di costume e letterario con o senza Maurizio Costanzo. Ritirerebbe una tonnellata di premi letterari,nel suo curriculum non mancherebbe un'esperienza di direzione alla RAI, incerta la sua collocazione politica,avrebbe inventato una tipologia di rivista che c'è, ma l'avrebbe fatto meglio. Cronaca e costume, pettegolezzo e mondanità, acume sociologico e umanità... ma soprattutto una delle penne più belle, colte ma non troppo, accattivanti, per tutti i target. Non so se li ha inventati lei, ma già a inizio secolo i gadget al suo "Giorno" dopo la rottura del connubio sentimentale e professionale con Scarfoglio, implementavano le vendite nella logica del marketing più accorsato, insomma donna Matilde oggi sarebbe una star, e se è vero che il suo spirito imprenditoriale della cultura le consentiva successo e denaro a inizio Novecento,oggi sarebbe contesa da tutti i produttori di media, nel suo eclettismo comunicativo e culturale. Ma andiamo con ordine. Quando si parla di Matilde Serao la mente corre ad un bellissimo reportage elevato a rango di saggio sociologico intitolato "Il ventre di Napoli" che passerà alla storia se non altro per le innumerevoli volte in cui è stato usato come metafora anche per parlar d'altro. Perché il suo nome insieme a Scarfoglio evoca il quotidiano "Il Mattino" e per i suoi 'Mosconi', rubrica di 'chicche' mondane che rese più popolare e diffusa la stampa a inizio secolo. Il più informato snocciolerà un elenco di romanzi e romanzetti di vago spirito post-romantico e tante note e notarelle di costume. Ma allora che c'entra Donna Matilde con la letteratura? Sui libri di scuola non si trovano le sue novelle,la sua bibliografia è infarcita di minuzie minimaliste, di lezioni di bon ton e pettegolezzi da rivista scandalistica, unica stonatura è che la sua ironia è sferzante, e oggi appare troppo sofisticata e sicuramente meno commestibile del linguaggio iconico e non della stampa gossip. Si sa, un buon giornalista scrive in mille registri, vende inchiostro talvolta a peso, ma quando vuole raccontare per lasciarsi ascoltare allora diventa poeta senza saperlo, solo che donna Matilde questo lo sapeva. Annoverata a ragione o a torto tra gli scrittori veristi, il suo nome compare in molti saggi insieme a Verga, Captano e De Roberto, ci fu addirittura una candidatura al Nobel ma molti, capitanati da Domenico Rea, vedono nel 'vero' di donna Matilde, quando smette di fare la giornalista e narra la città trasfigurandola, una compiacenza folklorica, un fantasma che oggi definiremmo retorico, ma che in ogni caso non coglie la nuda realtà, ammantandola di quegli stilemi, ahimé, perenni ostacoli all'affermazione di una Napoli che c'è. Ma è di primo Novecento che si parla! E le concessioni di donna Matilde al vezzo di penetrare la borghesia mezzosangue di inizio secolo, né carne e né pesce, con gli occhi di damigelle nostrane, dove la Checchina pronta al tradimento, ma neanche capace di esperirlo, divenendo una caricatura, se non altro sopravvissuta, di Madame Bovary, non cela l'ovvio compiacimento di una popolanità fatta di brava gente. Che è un argomento debole, retorico, oggi sicuramente da mettere ai margini con il sole, la pizza e il mandolino. Ma che tutti noi sappiamo venato da un fondo di indicibile verità, pronti più che a denunciarla, a dimostrarla quando sarà e se mai sarà. Il critico Renato Serra liquidò la Serbo al rango di intrattenitrice di fanciulle svenevoli, altro che pilastro del verismo, Croce ne alternò il giudizio critico, e Scarfoglio sosteneva che non sapeva scrivere, Attilio Momigliano sostenne altresì che «la vita quotidiana della Napoli di fine Ottocento e la fisionomia del suo popolo sono fissate nelle pagine della Serao con una ricchezza così viva che non ha l'uguale nell'opera di nessun altro verista». Destino critico controverso è icona speculare di uno spirito complesso, se non altro chi non ha ancora conosciuto questa terribile signora correrà in libreria, perché nel bene e nel male di donna Matilde se ne parlerà sempre. Ma c'è un testo di Matilde Serao che sfugge a tutte le diatribe critiche, un testo senza apparenti pretese, smanie narrative e introspezioni psico sociologiche, che nella sua gradevolezza fantasiosa, assume le forme di un instant book. Non saggio antropologico ma leggero vademecum da sfogliare per le vie della città. "Leggende napoletane". Ad un amico che mi chiedeva quale guida per Napoli, io risposi che una vale l'altra, basta avere con sé "Leggende napoletane" di Matilde Serao dove mito e golfo non riescono a disgiungersi, Partenope che con Megaride e l'uovo sotto il castello, e Miseno e tanto ancora, si confonde con le leggende delle regine Giovanna (sì,erano due), con i segreti di palazzi e baie incantate. Napoli e il mito, Napoli e magia: una strizzata d'occhio all'ingenua superstizione ma anche alla sottile trama esoterica che pulsa invisibile, nel ventre della città, per alcuni inquietante, per taluni affascinante. E allora le colline del golfo sono figlie della bellissima Partenope e di Cimone, e la loro passione fa di Napoli città dell'amore. E ancora Castel dell'Ovo e Capodimonte, il tetro e maestoso Palazzo Donn'Anna, le origini della pasta e tante storie tramandate o di pura fantasia impongono alla città la veste della classicità, una classicità accennata ed enfatizzata, un ulteriore regalo che donna Matilde, con il suo spirito pragmatico e manageriale, fa alla città e ai suoi solerti tour operator:dove mare e storia, arte e cultura, musei a cielo aperto non bastano, Napoli potrà essere sempre venduta come la città dimora di dei e semidei, nata da un atto d'amore e che nell'amore morirà. E così donna Matilde congeda il lettore che l'ha seguita nella sua trama fantastica: «E che?Tu sorridi ancora, orgogliosa creatura?Ti comprendo: leggo nel tuo pensiero come in un libro dalle pagine aperte. Tu pensi quello che io penso;tu sorridi a quella morte; questa Napoli che fu creata dall'amore, che visse nella passione della luce, dei colori smaglianti, dei profumi violenti, delle notti innamorate, visse nel lusso grandioso della natura e nella espansione superba del sentimento, questa città appassionata morirà bene,morirà degnamente nell'altissima e fiammeggiante apoteosi di fuoco.»

Espresso napoletano, aprile 2006